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22-10-2021 21:49:14

Green Pass: i chiarimenti del Dipartimento della Protezione Civile


Come noto, per l'accesso in tutti i luoghi pubblici e privati in cui si svolgono attività lavorative dal 15 ottobre è necessario il possesso di Green Pass; con lo stesso provvedimento che ha introdotto l'obbligo di certificazione verde per tutti i dipendenti pubblici e privati - il Decreto-Legge 127/2021 - il Governo ha esteso la prescrizione del Green Pass anche ai Volontari che "svolgono attività di Volontariato in luoghi di lavoro pubblici e privati", sebbene in specifiche situazioni e (al momento) fino al 31 dicembre 2021, data di cessazione dello stato di emergenza.
A pochi giorni dall'entrata in vigore del Decreto sono ancora numerosi i dubbi interpretativi connessi alla portata applicativa della norma; fra i punti controversi, in particolare, rientrano le modalità e i casi concreti nei quali si applicherà l'obbligo del Green Pass per i Volontari e quali siano i “luoghi di lavoro” compresi nel perimetro della norma.

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Di recente chiarimenti in tal senso sono giunti sia dal DPCM 12 ottobre 2021, contenente specifiche "Linee guida Green Pass", sia da una nota del 15 ottobre del Dipartimento della Protezione Civile sulla "Certificazione verde Covid-19 e impiego del Volontariato di Protezione Civile".

Una prima importante precisazione riguarda il perimetro soggettivo dei destinatari dell'obbligo: salvo i casi di esenzione (di chi, cioè, non possa ricevere o completare il ciclo vaccinale per comprovati motivi di salute, nelle modalità che saranno definite prossimamente dal Ministero della Salute), l'obbligo di possedere ed esibire (se richiesto) il Green Pass diventa condizione necessaria per tutti coloro che a qualsiasi titolo - compreso lo svolgimento di attività di Volontariato ed escluso l'accesso da semplici 'utenti' del servizio - debbano accedere in luoghi di lavoro pubblici e privati. Come chiarito ulteriormente dal Capo Dipartimento, Fabrizio Curcio, le disposizioni per l'accesso ai luoghi di lavoro pubblici e privati si applicano pertanto anche al Volontariato di Protezione Civile che svolga attività in tutte le strutture interessate dall'obbligo di certificazione verde, senza eccezioni.


Fra le questioni sollevate in Dipartimento spiccano poi, in particolare:
1. il supporto dei Volontari alla campagna vaccinale all'interno degli Hub e dei centri comunali;
2. le attività del Volontariato di Protezione Civile nei C.O.C. e nelle Sale Operative;
3. altre attività ed impieghi del Volontariato non strettamente connessi alla situazione emergenziale (es. formazione ed esercitazioni in strutture pubbliche e private).

Sul punto la nota del 15 ottobre è molto chiara: sì all'obbligo di certificazione verde per le attività di cui ai punti nr. 1 e 2, mentre per le altre tipologie (punto nr.3) fattore decisivo è il 'luogo', ovvero la sede fisica di svolgimento delle attività di formazione, addestramento e intervento sul territorio dei Volontari, che tipicamente NON sono considerati luoghi di lavoro, a meno che non si svolgano in strutture pubbliche o private soggette ad obbligo di Green Pass.
Senza pretesa di scogliere tutti i nodi interpretativi e le questioni all'attivo, e ferme restando le finalità del Decreto 127/2021 in tema di certificazione verde, dichiaratamente rivolte a prevenire la diffusione dell'infezione nel periodo di ripresa delle attività lavorative "in presenza", il rischio di contagio nelle situazioni in cui operano concretamente i Volontari è (o dovrebbe comunque restare) una delle chiavi interpretative della disciplina, al di là della logica del giudizio ex se sull'opportunità della disciplina e sulle decisioni adottate.
Tanto non solo nell'ottica di contribuire alla salvaguardia di un servizio essenziale qual è quello reso dal Volontariato di Protezione Civile, ma di supportare collettivamente il lento e complesso superamento di uno stato di prolungata emergenza che prostra il Paese da più di un anno e mezzo.


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